Sparagauaj film in biblioteca
È stato inserito in alcuni elenchi critici sui migliori film di tutti i tempi.
“Guardare Il colore del melograno è come aprire una porta ed entrare in un’altra dimensione dove il tempo si è fermato e la bellezza si manifesta senza costrizioni. Il film narra la vita del poeta armeno Sayat Nova. Ma è soprattutto un’esperienza cinematografica dalla quale si esce recando con sé immagini, reiterate movenze espressive, costumi, oggetti, composizioni, colori. I tableaux cinematografici di Paradžanov sembrano intagliati nel legno o nella pietra”. (Martin Scorsese)
Persino tra cinefili appassionati, Il colore del melograno potrebbe non essere per tutti. Siamo abituati a vedere film che ci raccontano delle storie, in cui lo stile è prima di tutto al servizio della narrazione, a un cinema che alla Pasolini potremmo definire “di prosa”. Ma Sergej Paradžanov, convinto sostenitore della poesia nel cinema, così come il suo grande amico Andrej Tarkovskij, ha tracciato una strada del tutto diversa. Così diversa da non poter essere, a suo dire, percorribile da nessun altro se non lui.
Un film così, che appare spiazzante ora, in epoca di realismo socialista venne considerato deviante e fortemente inviso al regime sovietico. L'espressione artistica di Paradžanov fu limitata in ogni modo, iniziò per lui un periodo tragico nel quale conobbe anche la condanna ai lavori forzati per lunghi anni con imputazioni quasi certamente fabbricate, e gli risultò di fatto impossibile girare altri film sino agli anni '80, a pochi anni dalla morte.
Una delle pietre miliari del cinema del dissenso di quegli anni. Forse ci è solo difficile concepire che la resistenza umana possa esprimersi attraverso la forza pacata della poesia.
Per alcuni, si tratta di una delle più magniloquenti esperienze visive mai vissute sullo schermo, ed è il motivo per il quale Il colore del melograno viene da molti considerato un capolavoro, un emozionante punto di incontro fra cinema e videoarte.