Nello foto l'artista spagnolo Borondo quando dipingeva i ritratti che guardono il CER (2013)
Land art dell’Arena
Nella valle degli orsi di fiume, il sole si alza di notte.
E' la parte più bella dell'Arena.
Ci sono otto nuove opere, che si aggiungono a quelle già presenti in Arena.
Contengono mille parole, mille esperienze, mille lavori, mille risate.
E' proprio bello camminare nei sentieri vicino al fiume e abbandonarsi ai pensieri.
È lì, solitario. Se lo incontri dall’alto dell’argine ti osserva, e ti lascia immaginare cosa stia
pensando. È un orso nato in Arena da rami, argilla e paglia raccolti qua e là da Elizaveta,
una giovane artista italorussa di Land Art. La sua ricerca artistica esplora il rapporto tra uomo
e natura, con un amore per i lupi che ha rappresentato in tante versioni.
Nei pomeriggi di Giugno, la trovavi sempre là, in Arena, a lavorare e a parlare con Mauro degli orsi
della Romagna. Opera progettata e realizzata da Elizaveta Sineva, con l’aiuto quotidiano di Mauro
dell'Arena.
Tutti abbiamo sognato una casa sull’albero.
La scopri nascosta nell’Arena bambini, con un terrazzo che al tramonto ti fa intravedere un paesaggio di viti e, chissà, uno scoiattolo.
L’abbiamo dedicata a Bruno Baraccani, che ci ha lasciato nel 2025.
Gentile, solitario,con uno sguardo dolce ha fotografato Cotignola per tutta la vita.
Un orso buono che leggeva romanzi e scriveva poesie.
L’opera è stata realizzata da Giuseppe, insieme ad una squadra di volontari di Primola: Mauro, Enrico, Stefano, Fabio, Pietro con le volontarie dipintrici Barbara, Elisa, Lucia, Miriam, Vania.
Percorrendo il Canale del Mulino, incontrerai il giardino segreto di Ermellina Drei (detta
Ofelia).
Quando Elena ha visto la foto si è ricordata che la conosceva, era Ofelia, e che un giorno passando in bicicletta le aveva lasciato una pagina del suo diario
Alessandra Calò recupera antichi ritratti femminili intrecciandoli a giardini e racconti contemporanei.
La voce e il racconto sono di Elena Bucci.
L'idea e il progetto è di Alessandra Calò.
La realizzazione è di Giovanni Lanzoni ed Elga Masieri, con Fabio di Primola che gli ha dato una mano.
Nel villaggio dei bambini che giocano con la terra e costruiscono le capanne con le bacchette magiche, ci sono strumenti che suonano: un pesce gong, l’arpa foglia, il nido del mare, le gocce che cadono, lo scrosciar dell’acqua.
Gli strumenti musicali sono stati realizzati da Ars Ruralis.
Sull’argine, tra due noci, puoi immergerti in una nave che vuole salvare l’Esperanza dei popoli.
Opera di Oscar Dominguez realizzata con quelli di Primola.
Alla fine di un lungo cammino, un sentiero ti porta ad una vecchia miniera, con un custode cieco che raccoglie i sogni prima che s’infrangano.
“Sin da bambina sono sempre stata affascinata dalla pece. Ricordo il gesto semplice e misterioso di toccarla sugli alberi, la sua consistenza viva tra le dita, il modo in cui il sole l’attraversava facendola brillare. Ricordo la sua trasparenza, quei piccoli riflessi dorati che apparivano quando la luce la colpiva. Era come se l’albero stesse piangendo luce”.
Nell’area vicino alla Miniera di Amleto, un’installazione biodegradabile in pece e corda.
Centotrenta fili con millecinquecento cristalli che scendono dagli alberi.
Opera realizzata da MegX (Margerita Burcini) con l’aiuto di Bonafede nell’allestimento.
il recente lavoro di Massimo Pulini ha trovato il suo Canale del mulino, come una pianta che ha trovato il suo terreno ideale.
Una ricerca pittorica che nasce dal fango delle alluvioni del 2023 e del 2024, che hanno attraversato anche Cotignola. Un impasto biblico che, per metafora, ci ha generati, ha inondato le nostre case e l’amalgama che unisce terra e acqua, essenza della ceramica, visto dagli occhi di un pittore diventa una tempera.
Opere dipinte col fango, che cercano nel velluto una materia di contrasto. Allegorie di Fiumi, Ninfe e Fauni di palude, Tritoni e divinità marine vengono evocate tra l’Arena delle balle e la Golena dei morti felici, sono esposte in visori lungo il canale.